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Terzo Millennio N31 Maggio 2003 - Prima e dopo l'attacco all'Iraq

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Terzo Millennio N31 Maggio 2003
La guerra dell'Impero Good Morning Iraq
Prima e dopo l'attacco all'Iraq
Costi della politica?
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Prima e dopo l’attacco all’Iraq

Una settimana a San Francisco

di Melissa Videtta

Andare in una città come San Francisco tre giorni prima dell’inizio dei bombardamenti sull’Iraq permette di chiarirti molti dubbi su ciò che il popolo americano pensava e pensa tuttora su questa ennesima folle guerra!
I giorni precedenti all’attacco è come se la città stesse vivendo in uno stato di limbo (trance)…. sì in uno stato di incoscienza che a volte  faceva trasparire attimi di angoscia che non riuscivano a prendere il sopravvento, perché <bisogna lavorare, bisogna produrre>, non ci si poteva fermare più di cinque minuti di fronte alla consapevolezza che stava per scoppiare una guerra!
Ma quando si accendeva il televisore, ecco che, la Signora guerra stava annunciando il suo arrivo dalla porta principale, utilizzando le più raffinate strategie di seduzione, attingendo dal quel manierismo tipico delle gran dame del settecento che si mostravano meravigliose ma artefatte nelle loro pompose tolette studiate nei minimi dettagli.  Ed è proprio questo che i media americani facevano in quegli ultimi giorni prima dell’attacco!  Si dibatteva 24 ore live, di tattiche militari simulate al computer, di quanti uomini l’esercito avrebbe mandato in Iraq, quanto poco la guerra sarebbe durata, considerando la superiorità tecnologica degli Stati Uniti, ma soprattutto si potevano ascoltare i numerosi discorsi di Bush, che cercava di convincere gli Americani che si doveva fare la guerra contro Saddam!
“Il popolo americano, farà la guerra solo per liberare la popolazione irachena dalla dittatura, dalla fame, dalla povertà, perché il popolo americano ha il potere e l’obbligo di creare la democrazia in Iraq!”  Questo, insistentemente, sotto molteplici forme, ripeteva Bush alla Nazione.
Ogni tanto uno spiraglio di luce traspariva da questi programmi, in particolare mi ha colpito il commento fatto da un Prof. di storia dell’università di Harvad, che ha usato parole molto forti contro Bush e la linea presa per giustificarsi con gli americani e forse con il mondo intero, visto che ormai stava impersonando il ruolo di Paladino della giustizia.  Lui solo contro l’ONU, contro la Francia contro la Germania contro i numerosi messaggi del Papa ma soprattutto contro la Russia di Putin, accusato da Bush in persona di vendere  tecnologie belliche che possono confondere i missili americani, proprio al nemico numero uno del mondo democratico Saddam Hussein!  Il professore in modo molto semplice e diretto ha commentato che storicamente mai nessuna nazione “democratica” si era arrogata così palesemente il diritto di attaccare un paese in cui sicuramente vige una dittatura, ma senza che ci sia stata concretamente un atto bellico dichiarato verso “la nazione liberatrice”; che andando contro la risoluzione dell’ONU l’America avrebbe perso di credibilità nei confronti del resto del mondo presentandosi così come un paese bellicoso e intollerante che si arroga il diritto di vita o di morte di un qualsiasi governo che si reputi pericoloso per il  parametro di “democrazia” americano!
Il governo Bush non poteva giustificarsi di fronte al mondo con la motivazione “Saddam è un dittatore terrorista che ha armi di distruzione di massa che può usare contro gli Stati Uniti e quindi prima che lo possa fare lo attacchiamo noi per primi dicendo pure che gli americani in questo modo portavano una nuova vita alla popolazione irachena!”
Ma ormai era stato tutto deciso, tutto era pronto affinchè la Signora guerra facesse il suo ingresso nella realtà di tutti i giorni, con filmati veri di bombardamenti veri ma soprattutto di MORTI VERI…. tutto in diretta dall’ Iraq!
La mattina seguente all’attacco affacciandomi alla finestra dell’albergo vedo che sulle aste dei palazzi della city, dove risiedono le grandi banche, società e assicurazioni americane, sventola la bandiera degli Stati Uniti, bandiere che il giorno prima non c’erano.
Scesa per strada vedo che, rispetto al giorno prima la città è blindata.
A protezione della city sono stati inviati una moltitudine di poliziotti, alcuni dei quali indossano la bandiera a stelle e strisce a mo’ di bandana sulla testa.
Sono iniziate le prime manifestazioni contro la guerra, contro Bush e la sua politica.  Un corteo interminabile ha percorso la città di San Francisco, gli americani manifestanti hanno bloccato il traffico posizionandosi in mezzo agli incroci più importanti della città!  Sotto i miei occhi ho potuto vedere una parte di San Francisco schierata dalla parte della PACE, lo stato di trance era svanito!
Una buona metà delle persone che vivono lì non pensava più a produrre, a lavorare ma solo a dire NO ALLA GUERRA!
Altre manifestazioni si sono svolte nei giorni seguenti e continuano a svolgersi non solo a San Francisco ma in tutti gli Stati Uniti, molti manifestanti, assolutamente pacifici sono stati arrestati solo perché non è bene che l’America vada contro il suo presidente!  Con i miei occhi ho visto poliziotti in assetto antisommossa che aspettavano pazientemente un qualsiasi passo dei manifestanti, alcuni portavano tra le mani fasci di manette di plastica, poco costose ma ugualmente efficaci, anzi più subdole delle manette di metallo, perché più uno si dimena più la plastica ti taglia in profondità!  Ho visto alcune persone inveire contro i manifestanti etichettandoli come traditori della patria, di non avere rispetto dei soldati partiti per l’Iraq solo per difendere la grande e potente America!
- Hesham, ing. elettronico, mi ha raccontato di aver visto cacciare un ragazzo da uno dei tanti centri commerciali, solo perché aveva indosso una maglietta con su scritto “NO WAR”!  Quella scritta aveva attirato l’attenzione di alcune persone che evidentemente la reputavano tanto indecente da far chiamare la polizia!
- Susan impiegata, mi dice molto seriamente e a malincuore che, non sa più a chi credere, si sente confusa perché lei l’11 settembre era a New York e ha vissuto sulla sua pelle quella immensa tragedia….ma ora pensa che non sia giusto massacrare la popolazione irachena,solo perché esiste il sospetto che Saddam possa fare degli attentati all’America!  E poi aggiunge “ io sono madre e non voglio che i figli e le figlie d’America vadano a morire per una guerra che serve solo a fare arricchire i produttori di armi”!
- Jennifer studentessa alla Berkley University mi ripete ciò che porta scritto a caratteri cubitali sul suo cartellone “Questa non è l’America in cui credevo di essere cresciuta!”
- Kavin tassista mi dice “Da oggi in poi sarà più difficile lavorare, io rispetto quelli che vogliono manifestare ma secondo me stiamo facendo quello che è giusto per l’America.  Saddam è un terrorista che in qualsiasi momento potrebbe farci qualche attentato, soprattutto con le armi batteriologice che sicuramente tiene ben nascoste, visto che è della stessa razza di Bin Laden! Purtroppo noi dobbiamo difenderci e quello che non capisco, è, perché la Francia, la Germania, la Russia e tanti altri paesi ci stiano accusando di fare un nuovo Vietnam.”
Bush e la sua politica stanno spaccando in due gli Stati Uniti, forse stanno cercando di dividere nuovamente il mondo in due!  Non ci vuole poi tanto a capire che con la sua scelta di attaccare l’Iraq si sono create delle frizioni diplomatiche con tutte le nazioni che hanno dato il loro veto alla guerra.
Non dobbiamo poi dimenticare che, per il mondo islamico l’identità di appartenenza ad un unico popolo, quello mussulmano, è impresso nel codice genetico!  Per fede si sentono tutti fratelli, anche se Saddam si è sempre dichiarato ateo, è comunque sempre un fratello mussulmano che è stato colpito!
Dove vuole arrivare Gorge W. Bush?  Ha forse iniziato la sua “personale crociata”, democratizzando tutti quei paesi in cui governano dittature che possiedono armi di distruzione di massa, che potrebbero usare contro di noi, stando però molto attento a valutare i giacimenti minerari presenti in questi Stati?!?   Lascio a voi l’ardua sentenza.




Pensiero

A volte penso...
Penso a come siamo,
delle macchine guidate
dal male...
ma io sono fortunato,
come altri ragazzi
come me.
Ma siamo pochi,
sempre meno...

Isacco Favazza




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