La Mafia vince in Cassazione
di Giorgio Bongiovanni
La sensazione è che il tempo si sia fermato. Allora viene istintivo accendere la tv e aspettarsi di vedere apparire una notizia su Giovanni Falcone, protagonista, magari, di qualche straordinaria azione investigativa, o forse di ascoltare le parole di Paolo Borsellino che denuncia con forza un sopruso o un’ ingiustizia. E invece no. Loro sono morti. Non ci sono più. Riappaiono qualche volta grazie all’abnegazione di chi ha accolto la loro gravosa eredità, da pagare gioiosamente, con il sorriso sulle labbra, come diceva Borsellino. Ma tutto intorno è buio. Le leggi per cui si erano battuti e per cui sono stati barbaramente uccisi sono state quasi tutte abolite o stravolte nella loro essenza, i loro colleghi sono bersagliati da ogni lato e i mezzi a loro diposizione scarsi e insufficienti, la produzione legislativa si è trasformata in una fangosa rete di contraddizioni che di fatto non permette l’azione penale… Senza contare i malcelati progetti di assoggettare il pubblico ministero all’esecutivo, limitando di fatto l’indipendenza della magistratura garante della giustizia e della libertà di ogni cittadino.
E dulcis in fundo l’incubo del passato che ritorna.
La Suprema Corte di Cassazione ha annullato gli ergastoli a 13 padrini di Cosa Nostra già condannati in primo e secondo grado per la strage di Capaci. Tutto da rifare. La macchina del tempo si rimette in moto. Buscetta come chi prima di lui non è più credibile, il “teorema” strumento base del lavoro Falcone non è più valido. A rischio persino il maxi-processo strappato per un soffio dall’infallibile intelligenza di Falcone alle untuose grinfie dell’uomo giusto al posto giusto.
Sarà la rivincita di Cosa Nostra, ancora in attesa della revisione di quel processo che segnò l’inizio della sua presunta fine?
Certo la corrispondenza con le richieste di Aglieri nella sua ultima lettera è a dir poco inquietante.
Chiedeva di essere ragionevoli e di trovare punti di incontro… Cosa c’è di meglio di un ergastolo annullato? Tanto più se è per quell’ossessiva strage di Capaci.
Onore al merito di Bernardo Provenzano. Che aveva persino calcolato i tempi di realizzazione del suo progetto di riorganizzazione e di ristabilizzazione di Cosa Nostra. Per festeggiare, poi, giusto giusto la torta che stanno aspettando da anni: il ponte di Messina servito con una legge che tutto garantisce tranne la trasparenza in materia di appalti.
E mentre perdiamo di nuovo il senso del tempo, rieccheggia forte la voce roca e un po’ cupa di Tommaso Buscetta: La mafia ha vinto.
Giorgio Bongiovanni















