Mar07292014

Last update07:17:26

Back Dossier Giovanni Falcone Lezioni sui pentiti

Lezioni sui pentiti

  • PDF
Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 

di Giovanni Falcone

Tratto dalla relazione intitolata “Valutazioni probatorie relative al pentitismo” contenuta nel libro “Interventi e Proposte”. Per gentile concessione della “Fondazione  Giovanni e Francesca Falcone”

Nessuna regola, come è ovvio, è possibile formulare nella valutazione della attendibilità dei pentiti. In proposito, è certamente vero che costoro quasi sempre sono oggetti macchiatisi di gravi delitti da ascoltare, quindi, con estrema cautela; ma non è men vero che solo dalla viva voce dei protagonisti di vicende criminali spesso efferate possono essere tratti elementi di conoscenza altrimenti non acquisibili. Solo, quindi, dall’esame del caso concreto e del contesto in cui si inserisce la collaborazione dell’imputato con la giustizia è possibile trarre utili elementi di giudizio.
E’ indispensabile allora - perché il fenomeno del pentitismo si traduca in risultati utili per la giustizia - la esperienza, la capacità, la serenità, in una parola, la professionalità del giudice.
Siamo stati abituati per lunghi anni ad assistere, impotenti e quasi facendovi l’abitudine, ad imprese scellerate ed alla crescita smisurata di organizzazioni criminali che sono divenute un vero e proprio contropotere all’interno dello Stato condizionando intollerabilmente lo stesso sviluppo democratico del nostro paese. Era inevitabile che queste strutture, prima o poi si sarebbero incrinate e che qualcuno avrebbe cominciato a parlare; ed era prevedibile, del pari, che le strutture giudiziarie e di polizia sarebbero state messe a dura prova, con un impegno eccezionale e certamente non limitato nel tempo, dalle propalazioni dei pentiti.
Adesso, vi è chi confonde l’effetto con la causa ed attribuisce a scelte dei giudici quella che è la necessaria proiezione processuale di una realtà mostruosa. Non è il caso di prendere in soverchia considerazione le critiche infondate, provenienti spesso dagli stessi settori che nel passato lamentavano, questa volta giustamente, l’incredibile numero di crimini rimasti impuniti e una pretesa inefficienza di polizia e magistratura. Ma è doveroso tenere adeguato conto delle critiche fondate tra cui quella relativa alla talora insufficiente valutazione e ricerca di riscontri delle dichiarazioni dei pentiti.
Certamente, tante giustificazioni potrebbero essere fornite al riguardo, tra cui principalmente quella della inadeguatezza delle strutture umane e materiali esistenti. Ma va sottolineato che, senza la necessaria professionalità e senza la costruzione di robuste intelaiature probatorie, neanche le dichiarazioni dei pentiti salveranno i processi penali dall’esito deprimente e deludente delle assoluzioni per insufficienza di prove in serie, che costituiscono il segno più tangibile del fallimento della giustizia statuale e della vittoria della mafia e delle organizzazioni similari.
Bisogna prendere atto che il fenomeno del pentitismo non è un fatto transeunte e che, in sintonia col progresso civile, l’omertà di alcune fasce della nostra popolazione è destinata a decrescere, seppur non così in fretta come sarebbe auspicabile. Il fenomeno della collaborazione con la giustizia, inoltre, sarà certamente favorito dal nuovo processo penale, fortemente ispirato ai principi dell’oralità e dell’immediatezza e di ciò si trae conferma attraverso l’esperienza di quanto usualmente avviene in paesi come gli Stati Uniti d’America, cui largamente si ispira la riforma del rito penale. Ed allora, occorre evitare che i contributi dei protagonisti di gravissime vicende criminali, finora favoriti da un intensificato impegno di polizia e magistratura, siano vanificati da una insufficiente professionalità degli operatori giudiziari, oltre che da un sistema giuridico ormai inadeguato e da strutture materiali carenti. E tale obiettivo può essere raggiunto non attraverso sterili e concitate polemiche ma mediante un civile e meditato confronto da cui soltanto possono scaturire le soluzioni più idonee dei vari problemi, da tradurre in scelte operative nel minor tempo possibile.

Articolo pubblicato sul numero di ANTIMAFIAduemila settembre 2000

Le recensioni di AntimafiaDuemila

Antonio G. D’Errico

CAMORRA

Un ritratto spietato e crudo d...

Carlo Ruta, Jean-François Gayraud

COLLETTI CRIMINALI

La «mano invisibile», regola...

Salvatore Mugno

QUANDO FALCONE INCONTRÒ LA MAFIA

“Mi sono fatto le ossa a Tra...

Corrado De Rosa

LA MENTE NERA

Aldo Semerari. Tra i più impo...

Anna Vinci

LA P2 NEI DIARI SEGRETI DI TINA ANSELMI

"Torniamo ai fatti."  Edmund...

Riccardo Guido, Sergio Riccardi

SALVO E LE MAFIE

Salvo, ragazzino palermitano, ...

Alex Zanotelli

SOLDI E VANGELO

Lettura attualizzata e sferzan...

Francesca Viscone

LA GLOBALIZZAZIONE DELLE CATTIVE IDEE

I meridionali sono tutti mafio...

Maria Antonietta Calabrò

LE MANI DELLA MAFIA

Trent'anni di silenzi, mancate...

Luciano Mirone

UN ''SUICIDIO'' DI MAFIA

Viterbo, ore 11:00 del 12 febb...

LIBRI IN PRIMO PIANO

quarantanni-di-mafia-aggSaverio Lodato

QUARANT'ANNI DI MAFIA

Storia di una guerra infinita
Edizione aggiornata
Il processo per la Trattativa


la-verita-del-pentitoGiovanna Montanaro

LA VERITA' DEL PENTITO

Le rivelazioni di Gaspare Spatuzza sulle stragi mafiose



assedio-alla-toga-web
Nino Di Matteo e Loris Mazzetti

ASSEDIO ALLA TOGA

Un magistrato tra mafia, politica e Stato



apalermo-homeLuciano Mirone

A PALERMO PER MORIRE
I cento giorni che condannarono
il generale Dalla Chiesa




la-mafia-non-lascia-tempo-homeGaspare Mutolo con Anna Vinci

LA MAFIA NON LASCIA TEMPO
Vivere, uccidere, morire, dentro a Cosa Nostra. Il braccio destro di Totò Riina si racconta